In questa sezione vengono riportati alcuni approfondimenti che trattano delle specifiche tematiche nell’ambito dei cantieri temporanei e mobili, i quali, seppur riguardanti aspetti spesso rilevanti, non sono sempre di facile deduzione dal quadro normativo vigente.

 

 

1) Utilizzo gru per la movimentazione in quota di pallet in Regione Lombardia

 

La Regione Lombardia ha emesso, con il Decreto n.126 del 14 Gennaio 2009, le Linee guida per la movimentazione in quota, all’interno dei cantieri temporanei e mobili, di pallet attraverso l’uso di forche. La Linea guida citata, da applicarsi esclusivamente nell’ambito dei cantieri temporanei e mobili così come definiti dall’art. 89 D.Lgs. 81/2008 e ss.mm.ii., è stata redatta per meglio descrivere le modalità di sollevamento in quota di carichi unitari su pallet, con l’obbiettivo di contribuire al contenimento degli eventi infortunistici nel comparto edile. Le prescrizioni precisate nella Linea guida, a carico dell’Impresa utilizzatrice dell’apparecchio di sollevamento, si riportano nel seguito:

a) le forche per il sollevamento in quota presenti in cantiere (forche di sollevamento) devono rispondere ai requisiti indicati nelle definizioni 3.8 e 5.2.5 delle norme UNI EN 13155:2007;

b) i pallet utilizzati per la movimentazione in quota dei materiali (pallet in legno personalizzati riutilizzabili) devono rispondere ai requisiti indicati nelle definizioni delle norme UNI EN ISO 455:2001;

c) i carichi sui pallet per essere movimentati in quota devono essere identificati come carico unitario;

d) i carichi unitari devono essere protetti da involucro termoretrattile e reggiati con regge incrociate.

In caso di carico con presenza di sola reggiatura (in assenza dell’involucro termoretrattile), questo dovrà essere accompagnato da una dichiarazione del produttore attestante che la reggiatura applicata in termini di resistenza comporta che il carico sia definito come carico unitario. Pertanto forche non conformi al DPR 459/96 e/o alla norma UNI EN 13155:2007 non potranno essere utilizzate in cantiere per la movimentazione in quota dei carichi, ma potranno essere utilizzate esclusivamente per trasferire il carico dall’autocarro (o altro mezzo di trasporto) a terra.

 

2) Opere provvisionali: esenzione verifiche sismiche

 

La progettazione delle costruzioni, disciplinata dal Decreto del Ministero del 14 Gennaio 2008 – Norme Tecniche per le Costruzioni, prevede l’individuazione negli elaborati progettuali della “vita nominale” dell’opera strutturale, intesa come “il numero di anni nel quale la struttura, purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere usata per lo scopo al quale è destinata”. Le opere provvisionali, le opere provvisorie e le strutture in fase costruttiva rientrano nel tipo di struttura n.1 (tabella 2.4.I), per le quali viene prescritta una vita nominale uguale o minore di dieci anni. Per tali strutture, limitatamente a quelle per le quali è prevista una durata in progetto inferiore a due anni, possono omettersi le verifiche sismiche. Pertanto per le opere provvisionali (es. ponteggi metallici) soddisfacenti il requisito sopra esposto possono omettersi le verifiche sismiche. L’esenzione delle verifiche sismiche a questa tipologia di strutture trova altresì giustificazione nella loro ridotta massa in rapporto alle dimensioni e di conseguenza, considerando che l’azione del sisma è sempre direttamente proporzionale alle masse presenti, l’azione che ne scaturisce è di modesta entità. Pertanto in tali strutture l’azione orizzontale più rilevante è sicuramente quella indotta dall’azione del vento.

 

3) Impianto di messa a terra nei cantieri temporanei e mobili

 

Tutte le apparecchiature elettriche impiegate in cantiere dovranno avere la doppia protezione e, quelle di una certa importanza, così come le “masse”, dovranno essere messe a terra. Includiamo, a titolo di esempio, nelle apparecchiature “di una certa importanza” l’impianto elettrico di cantiere e la gru edile. Per queste componenti si dovrà quindi realizzare uno specifico impianto di messa a terra collegato all’impianto già in essere; è compito comunque dell’Impresa e dell’elettricista da essa incaricato valutare le necessità derivanti dal cantiere e dal tipo di impianto che sarà installato. Si ricorda che in base alla CEI 64-8 parte 7 per i quadri principali degli impianti elettrici di cantiere, il prodotto tra le sensibilità differenziale e la resistenza dell’impianto di terra, deve essere non superiore a 25 V (per gli impianti elettrici di civile abitazione il limite imposto è 50 V). I quadri elettrici di distribuzione devono essere rispondenti alle norme CEI 17-13/4. L’impianto di messa a terra deve essere munito di “dichiarazione di conformità”, come previsto dall’art. 7 DM n. 37/2008, la quale deve essere rilasciata dall’installatore al termine della realizzazione del nuovo impianto e unitamente ai seguenti allegati obbligatori:

a) relazione con le tipologie dei materiali utilizzati (si ricorda che gli impianti di cantiere sono esclusi dalla redazione del progetto tecnico ai sensi dell’art. 10 DM n. 37/2007);

b) lo schema dell’impianto realizzato;

c) la copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali.

La dichiarazione di conformità di cui sopra equivale all’omologazione dell’impianto, ai sensi del DPR n. 462 del 22 ottobre 2001. Il datore di lavoro deve inviare all’ISPESL, all’ASL o allo Sportello Unico per le attività produttive (se istituito) le seguenti comunicazioni:

a) la dichiarazione di conformità, entro 30 giorni dalla messa in esercizio dell’impianto;

b) la dismissione dell’impianto, al momento della sua rimozione dal cantiere.

Il datore di lavoro è inoltre tenuto ad effettuare una manutenzione documentata almeno con cadenza trimestrale. Al fine di documentare al meglio le manutenzioni/verifiche eseguite è consigliabile istituire un “registro dell’impianto”, che a titolo di esempio dovrebbe contenere:

a) verifica della funzionalità degli interruttori differenziali;

b) verifica del coordinamento tra interruttore differenziale e impianto di terra;

c) verifica della funzionalità degli interruttori sezionatori;

d) verifica della continuità dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;

e) verifica delle misure di protezione predisposte per l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;

f) controllo dei quadri elettrici;

g) controllo isolamento dei cavi;

h) controllo della caduta di tensione presunta sulla linea elettrica;

i) condizioni delle prese a spina e delle prolunghe;

j) controllo della visibilità e della dotazione cartellonistica.

 

4) Impianto di protezione contro le scariche atmosferiche nei cantieri temporanei e mobili

 

Le strutture metalliche installate all’aperto, quali ad esempio gru edili e ponteggi, se e solo se di “notevoli dimensioni”, devono essere protette contro le scariche atmosferiche al fine di evitare scariche pericolose per le persone. Al fine di valutare se la struttura deve essere considerata di “notevoli dimensioni”, occorre effettuare l’analisi del rischio secondo la normativa tecnica vigente e solo se necessario predisporre l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche e procedere con gli adempimenti di legge. Tali concetti sono inoltre ribaditi all’art. 84 e nell’allegato IV del D.Lgs. 81/2008 e ss.mm.ii.. La valutazione di cui sopra deve essere eseguita da un tecnico qualificato, al termine della quale dovrà essere precisato se l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche è necessario o meno. Il valore del rischio tollerabile Rt è pari a 1,0 x 10-5: valori superiori del rischio richiedono un apposito impianto contro le scariche atmosferiche. Nel caso di predisposizione dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche sarà necessario applicare una delle misure di protezione di seguito riportate:

a) isolamento elettrico della struttura (realizzato ad esempio con picchetti) in grado di agire sulla tensione di contatto;

b) equipotenzializzazione del suolo (per le gru edili ad esempio posizionando, sino ad una distanza minima di 3,00 m da ogni puntazza, o di uno strato di 5 cm di asfalto o di 15 cm di ghiaia) in grado di agire sulla tensione di passo;

c) uso di cartelli ammonitori (posti ad una distanza minima di 3,00 m da ogni puntazza) in grado di agire sia sulla tensione di contatto sia di passo;

d) uso di barriere (costituita ad esempio da un parapetto in materiale isolante posizionato ad una distanza minima di 3,00 m da ogni puntazza) in grado di agire sia sulla tensione di contatto sia di passo.

L’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche deve essere munito di “dichiarazione di conformità”, come previsto dall’art. 7 DM n. 37/2008, la quale deve essere rilasciata dall’installatore al termine della realizzazione del nuovo impianto e unitamente ai seguenti allegati obbligatori:

a) relazione con le tipologie dei materiali utilizzati (si ricorda che gli impianti di cantiere sono esclusi dalla redazione del progetto tecnico ai sensi dell’art. 10 DM n. 37/2007);

b) lo schema dell’impianto realizzato;

c) la copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali.

La dichiarazione di conformità di cui sopra equivale all’omologazione dell’impianto, ai sensi del DPR n. 462 del 22 ottobre 2001. Il datore di lavoro deve inviare all’ISPESL, all’ASL o allo Sportello Unico per le attività produttive (se istituito) le seguenti comunicazioni:

a) la dichiarazione di conformità, entro 30 giorni dalla messa in esercizio dell’impianto;

b) la dismissione dell’impianto, al momento della sua rimozione dal cantiere.

Il datore di lavoro è inoltre tenuto ad effettuare una manutenzione documentata almeno con cadenza trimestrale. Al fine di documentare al meglio le manutenzioni/verifiche eseguite è consigliabile istituire un “registro dell’impianto”, che a titolo di esempio dovrebbe contenere:

a) verifica della funzionalità degli interruttori differenziali;

b) verifica del coordinamento tra interruttore differenziale e impianto di terra;

c) verifica della funzionalità degli interruttori sezionatori;

d) verifica della continuità dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;

e) verifica delle misure di protezione predisposte per l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;

f) controllo dei quadri elettrici;

g) controllo isolamento dei cavi;

h) controllo della caduta di tensione presunta sulla linea elettrica;

i) condizioni delle prese a spina e delle prolunghe;

j) controllo della visibilità e della dotazione cartellonistica.

 

5) D.p.i. di terza categoria: manutenzione e addestramento

 

Per tutti i dispositivi di protezione individuale il D.Lgs. 81/2008 e ss.mm.ii. individua, all’art. 77, gli obblighi del datore di lavoro. Tra di essi, al comma 4, si evidenzia sia l’obbligo del datore di lavoro di mantenere in efficienza i d.p.i. assicurandone le condizioni di igiene mediante la manutenzione, le riparazioni, le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante, sia l’obbligo di assicurare un’adeguata formazione e, se necessario, uno specifico addestramento circa l'uso corretto e l'utilizzo pratico dei d.p.i.. La disciplina dei d.p.i. di terza categoria è regolamentata dalla norma UNI EN 365 – Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto: requisiti generali per le istruzioni per l’uso e la marcatura. In particolare gli interventi di manutenzione su i d.p.i. di terza categoria sono di seguito elencati:

a) verifiche visive prima dell’uso ad opera dell’utilizzatore riguardanti le cuciture, l’integrità delle bretelle (tagli, lacerazioni, etc), lo stato degli anelli metallici (saldature, etc) e lo stato delle fibbie (deformazioni, etc);

b) verifiche annuali a cura di tecnico abilitato;

c) verifiche strumentali a cura di personale competente riguardanti gli ancoraggi permanentemente installati ed i dispositivi di arresto di caduta. Tali interventi devono essere effettuati con cadenza annuale oppure a seconda di quanto indicato sul libretto. Per tutti i d.p.i. di terza categoria (ai sensi del D.Lgs 4 dicembre 1992, n. 475) è inoltre previsto uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei d.p.i. stessi.

 

6) Verifica dei parapetti del ponteggio per lavori in copertura

 

La circolare n°29/2010 del Ministero del Lavoro al quesito n. 3 prevede l'impiego di ponteggi come protezione collettiva per i lavoratori che svolgono la loro attività sulle coperture a condizione che per ogni singola realizzazione ed a seguito di una adeguata valutazione dei rischi venga eseguito uno specifico progetto. Da tale progetto, eseguito nel rispetto dell'art. 133 del D.Lgs. 81/2008 e firmato da ingegnere o architetto abilitato a norma di legge all'esercizio della professione, deve tra l'altro risultare quanto occorre per definire lo specifico schema di ponteggio nei riguardi dei carichi, delle sollecitazioni e dell'esecuzione, naturalmente tenendo conto della presenza di lavoratori che operano, oltre che sul ponteggio, anche in copertura.

Per la valutazione si può fare riferimento alla norma UNI EN 13374 del giugno 2004. Il campo di applicazione di tale norma riguarda i parapetti provvisori con funzione di arresto per superfici piane ed inclinate e ne specifica i requisiti e le caratteristiche tecniche per le tre classi in cui vengono suddivisi.

L’utilizzo delle tre diverse Classi di parapetti dipende dall’inclinazione della superficie di lavoro rispetto al piano orizzontale e dalla possibile altezza di caduta.

 

7) Impalcati metallici e telai prefabbricato appartenenti ad Autorizzazioni Ministeriali differenti

 

La circolare n.20298/OM4 del 9 febbraio 1995 prevede che sia possibile fare uso di impalcati metallici appartenenti ad Autorizzazioni Ministeriali differenti rispetto al telaio prefabbricato ma alle seguenti condizioni:

a) che l'impalcato metallico abbia solamente la funzione di portata dei soli carichi verticali e non di controventamento in pianta e di collegamento delle stilate;

b) che gli impalcati metallici siano marchiati e dotati di Autorizzazione Ministeriale;

c) che venga rispettata la portata massima prevista;

d) che venga accertata la perfetta compatibilità tra ripiani e ponteggio in merito a dimnensioni e sistema di aggancio, funzionalità e montaggio.

Nel caso in cui gli impalcati metallici appartengono quindi ad una Autorizzazione Ministeriale differente rispetto a quella del telaio prefabbricato si rende necessario il piano controventato in pianta.